Sostiene Belpietro

Era ora che si facesse tesoro dell’esperienza propria (di Silvio Berlusconi) o altrui (di Romano Prodi), dice Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, guardando a ritroso i primi tre mesi di governo. “Berlusconi ha capito che gli elettori, come prima cosa, hanno chiesto di essere governati.
1 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 15:03 | 14 AGO 20
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Roma. Era ora che si facesse tesoro dell’esperienza propria (di Silvio Berlusconi) o altrui (di Romano Prodi), dice Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, guardando a ritroso i primi tre mesi di governo. “Berlusconi ha capito che gli elettori, come prima cosa, hanno chiesto di essere governati. Negli anni di Prodi il processo decisionale sembrava sempre troppo lungo e troppo complicato, e persino i decreti venivano rimessi in discussione per spegnere i dissidi interni. Ma anche nei primi governi Berlusconi la mediazione continua tra forze della stessa coalizione dava la sensazione di gran traccheggiamento e lentezza decisionale”. Si potrà poi discutere se i provvedimenti del Cav. “rispondono al mandato dell’elettorato”, dice Belpietro, “ma quantomeno ora abbiamo davanti un governo con idee chiare, piena legittimità, mandato preciso e volontà di applicarlo”. E’ già qualcosa, “anzi tanto”, dice il direttore di Panorama, “visto che veniamo da quindici anni di decisioni sofferte in campo economico e sulle opere pubbliche”. Le idee chiare, intanto, il governo “le ha dimostrate a Napoli”, risolvendo il problema “monnezza” e “ponendo le basi per interventi che, sulla lunga distanza, metteranno la città al riparo da emergenze simili”, dice Belpietro. Attenzione, però, “a procedere come una locomotiva lanciata a tutta velocità. Si rischia di andare fuori strada o fare come il gambero: un passo avanti e due indietro”. Belpietro allude alla norma blocca processi: “Andava meditata di più”. E “non bisognava fare annunci” prima di aver ben meditato. Sui precari e gli assegni sociali, poi, “si rischia l’autogol”. Altro pericolo, per Belpietro, sono “le fughe in avanti di qualche parlamentare”. Fuggire in avanti significa “fare proposte di cui magari i ministeri competenti non sono neppure al corrente, rischiando gaffe o buchi nel bilancio”. Giulio Tremonti, invece, ha il plauso del direttore di Panorama per aver “blindato la manovra e scongiurato la solita liturgia della discussione sulla finanziaria, in cui alla fine non si sa più chi l’abbia scritta e a quale esigenza risponda”. A Tremonti, però, Belpietro chiede “qualcosa di più” rispetto agli sgravi per gli straordinari e alla social card, “se è vero che, come afferma il ministro, siamo in presenza di una crisi strutturale simile a quella del ’29”.

Anarchia etica e desaparecido. Al direttore di Panorama non dispiace un po’ di anarchia etica berlusconiana, nel senso che “le forzature” in questo settore possono risultare peggiori del problema che le ha provocate: “Legiferare sull’onda dell’emergenza – dice Belpietro – sulla base di singoli casi, per esempio Eluana Englaro o Piergiorgio Welby, porta a provvedimenti troppo polizieschi o, al contrario, troppo liberali. Invece questi temi necessitano, per essere affrontati a livello legislativo, di un dibattito pacato e rispettoso di posizioni tra loro molto diverse”. Bisogna invece intervenire in fretta, dice Belpietro, in campo scolastico: “Serve una grande riforma. La scuola che non è in grado di preparare e motivare, ma non bastano annunci episodici. Vorrei che in Italia si aprisse un dibattito sull’istruzione”. Il giudizio di Belpietro è buono, ma con riserva, sulla riforma della Pubblica amministrazione: “Gli annunci di Renato Brunetta hanno prodotto i primi risultati positivi in termini di consenso e di deterrenza all’assenteismo. Ora però passiamo alla sostanza”. E il governo, consiglia il direttore di Panorama, “non si faccia intimidire dalle proteste. La pubblica amministrazione è la spina dorsale dello stato: se non funziona, qualsiasi riforma – che si tratti di costituzione o di federalismo fiscale – si arenerà per i ritardi e l’inadeguatezza delle risposte a livello di funzionari e dirigenti”. Le riforme, in verità, rischiano di arenarsi anche prima, per interruzione del dialogo all’interno del CaW. “Impossibile fare riforme se prima non si autoriforma il centrosinistra” – dice Belpietro – “perché l’opposizione non c’è. Veltroni è un desaparecido della politica, né si capisce se l’ala riformista sia rappresentata da lui o da altri. Il Pd è un oggetto misterioso che a volte insegue gli umori di Antonio Di Pietro e a volte quelli degli ex margheritini”. Epperò Belpietro recupererebbe il Veltroni d’antan, “quello che ha avuto il coraggio di sparigliare e immaginare un percorso diverso”. Quel Veltroni oggi deve “imporsi, sfidare le correnti del suo partito. Finché resta a galleggiare, sperando di sopravvivere, resterà a bagnomaria, per poi cadere vittima di una resa dei conti nel Pd”. Per capire quale direzione prenderà il dialogo con il governo, allora, “bisognerà vedere chi emerge nel Pd: D’Alema o qualcun altro?”.